PLAY THERAPY NON DIRETTIVA

PLAY THERAPY NON DIRETTIVA

Definizione 

La Play Therapy Non Direttiva è una terapia efficace e non intrusiva che si svolge con bambini e ragazzi. L’interesse verso la play therapy come intervento terapeutico da parte dei professionisti del gioco è cresciuto costantemente nell’arco degli ultimi dieci anni. L’esigenza era quella di trovare interventi rivolti a bambini e adolescenti con difficoltà emotive. 

Questo approccio si fonda sulla costruzione di una relazione individuale “one-to-one”, dove il terapeuta crea un ambiente sicuro e fiducioso che consente al bambino di sentirsi libero di esprimere e di esplorare i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Questi possono essere comunicati direttamente o indirettamente, attraverso il comportamento e il gioco.

Il compito del terapeuta è quello di ascoltare, capire e rispondere a queste comunicazioni, in modo da aiutare il bambino a raggiungere maggiore consapevolezza dei suoi sentimenti. Questo gli consente di scoprire stati emotivi più nascosti e caotici e di acquisirne padronanza, quindi gestirli.

L’approccio Non Direttivo

L’approccio terapeutico non direttivo si basa sui principi della psicoterapia non direttiva, sviluppata da Carl Rogers e adattata alla terapia infantile da Virginia Axline. Il suo fondamento risiede nel credere che esista in tutti gli esseri umani una spinta alla realizzazione di sé stessi, fonte di motivazione sia nei bambini che negli adulti. Quindi, avendo la possibilità di esprimersi liberamente, i bambini attraverso le esperienze di gioco e la figura del terapeuta sono in grado di raggiungere spontaneamente le soluzioni e risolvere le proprie difficoltà emotive.

La psicoterapia Non Direttiva di Rogers

La terapia non direttiva di Rogers, nota anche come terapia centrata sul cliente, si fonda sull’idea che la spinta al cambiamento provenga dal paziente, non dal terapeuta, il cui ruolo però è quello di fornire le condizioni favorevoli per tale cambiamento.

Le tre condizioni fondamentali 

Affinché il terapeuta possa favorire l’ “auto-realizzazione” del paziente, sono necessarie tre condizioni fondamentali: 

1. L’autenticità (non adottare un ruolo o una posizione difensiva verso il paziente, bensì essere se stessi e spontanei nella relazione).

2. L’accettazione incondizionata del paziente (avere un atteggiamento premuroso, di interesse e affetto, di rispetto profondo del paziente, valorizzandolo per ciò che è, astenendosi dal giudizio).

3. L’empatia (sentire e comprendere il mondo del paziente, accettandolo come unico e sospendendo il proprio giudizio; empatizzare i sentimenti del paziente in modo che possa comprenderli meglio e accettarli). 

Attraverso questo processo di rispecchiamento, il paziente riconosce e diventa più consapevole dei propri stati emotivi, e inizia quindi a padroneggiarli. Questo processo è non interpretativo e si focalizza sul presente, utilizzando i contenuti che il paziente stesso fornisce.

 

La Play Therapy Non Direttiva di Axline

Virginia Axline ha applicato i costrutti rogersiani all’età evolutiva, aprendo la strada alla play therapy non direttiva o centrata sul bambino (Child Center Play Therapy), influenzando questo ambito in modo sostanziale. La Axline incoraggia il bambino ad essere se stesso nel contesto terapeutico, riconoscendone le potenzialità e le sue capacità di promuovere il cambiamento. In particolare, l’accettazione e la costruzione di un ambiente sicuro da parte del terapeuta, consente al bambino di liberare il suo potenziale e di esplorare ed esprimere le sue emozioni attraverso il gioco, considerato come mezzo naturale di espressione di sé. 

Le otto linea guida di Virginia Axline 

La Axline, nello sviluppo della play therapy non direttiva, incorpora i principi di Rogers in otto linee guida che rappresentano le condizioni preliminari essenziali per la pratica terapeutica. Queste sottolineano l’importanza di una relazione non intrusiva e di fiducia tra il professionista e il bambino, e l’accettazione dell’idea che sia il bambino a scegliere la direzione in cui devono andare le sessioni. Inoltre, viene sottolineata l’importanza di prediligere la riflessione piuttosto che l’interpretazione, di rispettare le difese mentali dei bambini e di imporre dei limiti terapeutici alla relazione. 

  1. Sviluppare una relazione calorosa e rassicurante con il bambino.
  2. Accettare il bambino esattamente come è.
  3. Instaurare un sentimento di permissività nella relazione, in modo che il bambino si senta completamente libero di esprimere i suoi sentimenti.
  4. Riconoscere e rispecchiare i sentimenti che il bambino sta esprimendo, in modo che acquisisca maggiore consapevolezza delle sue emozioni e del suo comportamento.
  5. Avere e dimostrare un profondo rispetto per la capacità del bambino di risolvere i problemi, fare scelte e istituire cambiamenti quando ne ha possibilità. 
  6. Non tentare di dirigere le azioni o le conversazioni del bambino in alcun modo.
  7. Non affrettare la terapia, è un processo graduale.
  8. Stabilire solo i limiti necessari per ancorare la terapia alla realtà e per rendere il bambino consapevole delle sue responsabilità.

La Play Therapy centrata sul bambino (CCPT)

A partire dal lavoro di Axline, Landreth, Guerney e Ray hanno ulteriormente definito e sviluppato la CCPT, inizialmente indicata come Play Therapy Non Direttiva.

Secondo l’approccio centrato sulla persona, la costruzione di sé del bambino si sviluppa attraverso la reciprocità tra l’innata tendenza auto-attualizzante del bambino e le percezioni personali di esperienze e interazioni con gli altri, in particolare le aspettative percepite dal bambino e l’accettazione da parte degli altri.

La promozione di un ambiente di sicurezza, accettazione e comprensione empatica ha il fine di far emergere la naturale tendenza del bambino alla crescita. Il terapeuta si fida della direzione interiore del bambino verso una crescita positiva che si esprime all’interno di una relazione di facilitazione. Il terapeuta riconosce che il modo migliore per comprendere i comportamenti e le emozioni di un bambino è scoprire il modo in cui un bambino vede il suo mondo e accettare il suo mondo interno. Attraverso la relazione terapeutica, il bambino può esplorare nuovi modi di essere e potenzialmente sbloccare potenziali innati.

Il ruolo del terapeuta

La CCPT è un processo intrecciato, dove ogni principio si sovrappone ed è interdipendente rispetto agli altri. Pur dando al bambino la libertà, il diritto di scegliere e il rispetto delle sue decisioni, ciò non significa tuttavia che il professionista sia un osservatore passivo all’interno della terapia. 

Sebbene la scelta dei problemi e il focus del gioco siano determinati dal bambino, il terapeuta si assicura di instaurare una relazione accogliente e fiduciosa, stabilendo al tempo stesso dei limiti chiari e coerenti di comportamento e di tempo.

Nonostante vengano imposti dei confini, il clima instaurato nella stanza dei giochi risulta essere rilassato, caratterizzato da un senso di fiducia e sicurezza. Questo permette al bambino di sentirsi libero di esprimere ed esplorare i suoi stati emotivi. 

Bibliografia
Axline, V. (1947). Play Therapy. New York: Ballantine Books.
Axline V. (1964). Dibs in Search of Self.
Axline V. (1969).Play Therapy; the Groundbreaking Book That Has Become a Vital Tool in the Growth and Development of Children. 
Guerney, L. (2001). Child-centered play therapy. International Journal of Play Therapy 10(2):13-31.
Landreth, G. (2012). Play therapy: The art of the relationship (3rd ed.). New York, NY: Routledge.
Nordling W. J. & Guerney L. F. (1999). Typical stages in the child-centered play therapy process. Journal for the Professional Counselor, 14 (1), 17-23.
Ray, D. (2011). Advanced play therapy: Essential conditions, knowledge, and skills for child practice. New York, NY: Routledge.
Ray, D., & Landreth, G. (2015). Child centered play therapy. In D. Crenshaw & A. Stewart (Eds.), Play therapy: A comprehensive guide to theory and practice (pp. 3-16). New York, NY: Guilford.
Rogers C. (1951). Client-centered therapy: It’s current practice, implications, and theory. Boston: Houghton Mifflin.
Wilson K. , Ryan V. (2006). Play therapy: A non-directive approach for children and adolescents.